I miei passi

(Sonia Cipriani – Percorsi d’acqua – Febbraio 2002)

I miei passi scandiscono il ritmo per il dispiegarsi dei miei sentimenti, delle mie emozioni,

ma anche per l’elaborazione del mio vissuto.

In passato ho avuto bisogno di accettare. Di dimenticare e ricordare insieme.

Camminando ho imparato come per questo non ci sia bisogno solo di tempo,

ma del tempo giusto. Del ritmo giusto.

Quello dei miei passi,

che dal sentiero che sto calpestando mi conducono attraverso un viaggio interiore.

E questo viaggio, pur molto intimo, non è un viaggio solitario,

perché il rumore dei miei passi si accompagna con il rumore dei passi altrui.

E questo è piacevole. E rassicurante.

E viaggiare a contatto con la natura mi ha portato a quella disponibilità di sentimenti che mi permette,

di fronte a una prato in fiore,

di non poter far altro che sorridere.

Linosa

(Sonia Cipriani – Percorsi d’acqua – 30 Giugno 2006 Al ritorno dal trekking a Linosa accompagnato da Nanni Di Falco)

L’isola di Linosa mi ha fatto venire in mente il pianeta del Piccolo Principe.

Sposti la sedia un po’ più in là e vedi l’alba,

poi sposti la sedia un po’ più in quà e vedi il tramonto.

Ci sono dei piccoli vulcani spenti, ma non si sa mai….

La gente usa coltivare nelle bocche dei crateri: viti, lenticchie e chiapperi (così li chiamano loro i capperi).

Eravamo alloggiati nella casa di un signore settantino, spartano nelle scelte, dalle mani forti e dai modi delicati.

Quando siamo arrivati a Linosa ci ha accolti con un cesto di fichi, unica frutta che abbiamo trovato sull’isola, e con discorsi “filosofici” tipici di quella generazione e di quel vissuto.

Le persone di quelle età hanno questa affascinante capacità di fare più o meno tutti gli stessi discorsi ma in un modo che ogni volta ti sembra di ascoltare qualcosa di diverso, perché si caratterizzano della personalità e del vissuto.

Quando siamo partiti per lasciare l’isola è arrivato da noi con un piccolo trattore e, dopo qualche frase delle sue che ti arriva così senza nessuna premessa (le persone come lui forse non fanno premesse), ha caricato i nostri bagagli (guai se lo avessimo fatto da sole) e li ha portati al porto. A quel punto lo zaino era pronto per germogliare da tanta terra che aveva assorbito da quel trattore… (le persone come lui, come ho detto, pensano all’essenziale).

Dopo averlo salutato, nel viavai rumoroso del porto, quando ormai era di spalle, ho timidamente proferito un “buone cose” di cui nessuno si sarebbe accorto. Ma lui si è girato, mi ha preso la mano, me l’ha stretta forte e mi ha sorriso.

La Sardegna

(Sonia Cipriani – Percorsi d’acqua – 20 Aprile 2005 Di ritorno dal trekking nell’Ogliastra accompagnato da Luca Gianotti)

La Sardegna è silenzio.

Il silenzio delle montagne.

Il silenzio dei pastori.

Il silenzio della solitudine.

Il silenzio di mani grandi, maschili, che lavorano la pasta, generose come una femmina che manca.

Il silenzio di mani che suonano.

Il silenzio del passato.

E poi è acqua.

La pioggia che cade sui nostri passi.

L’acqua che sgorga da una sorgente, e che viene inghiottita, quale sconcerto, nelle viscere della terra.

E ritorna,

dolcissima,

primo respiro fra le strette pareti della codula.

Suono dolce,

che accompagna passi lenti,

ovattati,

dal fondo sabbioso.

E poi…

E poi è frastuono.

Il frastuono del mare.

Sapore di acqua salata

sul mio viso.

Di lacrime.

Lacrime liberatorie.

Lacrime di occhi chiusi,

che ascoltano il profumo del mare e si lasciano cullare nel ritmo delle onde.

E sorridono. Di una visione.

Una visione nuova, di un ricordo che, sbiadito, temevo perduto per sempre.

Si avvicina, si siede accanto a me.

Ora è lì, per sempre al mio fianco.

Così piango.

Sorrido.

Guardo l’orizzonte.

Poi chiudo gli occhi e ascolto.

Un suono dolce che ora porterò sempre con me.